
Parole scoperte,
perse,
poi ritrovate
qui
sulla carta
bianca e deserta.
Parole cadute
come gocce di sudore,
o saliva filante,
o lacrime involontarie.
Parole scritte
per capire,
per pensare,
per scoprire
la realtà delle cose,
nelle cose stesse.
Parole lette
per poter vivere,
per poter essere,
per poter rispondere
a quella mano che bussa
insistente e violenta.
E per poi poter dire
un giorno:
“Arrivo, arrivo!
Adesso apro.”